(segue dal punto 3)

I limiti di legge sono non cautelativi della salute umana

Vi invito a notare la differenza di significato tra i limiti di legge per diossine e polveri sottili.

Come esposto nel paragrafo precedente, si può tranquillamente ritenere la soglia di 20 μg/mc di presenza del PM10 nell’aria come un limite cautelativo per la salute, in quanto il dato di 20 μg/mc consegue direttamente dagli studi epidemiologici: è un valore di soglia ricavato dall’analisi dei dati di mortalità.

In questo senso, il limite di legge italiano per le diossine non è per niente cautelativo. Non è una soglia che, come il limite per il PM10, faccia la differenza tra “la vita o la morte”. E non solo perchè è un limite riferito alla concentrazione di diossine in un metro cubo di fumi e non alle quantità complessivamente emesse su base annua.

Come sua origine, il valore limite di 0,1 nanogrammi corrisponde semplicemente a quello che qualche decennio fa era il limite inferiore di sensibilità degli strumenti di misurazione della diossina nelle emissioni gassose. E il limite di legge è sempre rimasto uguale, anche dopo che diversi inceneritori hanno dimostrato che era possibile ridurre le emissioni di diossina di quasi 100 volte rispetto a tale valore.

Non bisogna considerare solo la diossina

Oltre alle diossine, gli inceneritori producono molti altri tipi di sostanze inquinanti. Dato che i limiti di legge per le emissioni pericolose sono riferiti a valori di concentrazione nei fumi in uscita dalla sezione di abbattimento degli inquinanti, ne consegue che più rifiuti vengono trattati, più aumentano le emissioni.

Il principale problema dopo le diossine sono le emissioni acide, per le quali i limiti di legge italiani per gli inceneritori variano dai 10 mg/Nmc (per l’acido cloridrico), a 50 mg/Nmc (per gli SOx) a 80 mg/Nmc (per gli NOx). Le emissioni acide di un grande impianto (i cui fumi in uscita sono dell’ordine di milioni di metri cubi ogni anno) ammontano quindi a centinaia di tonnellate ogni anno.

Un inceneritore inoltre emette tipicamente altri tipi di sostanze pericolose, come ammoniaca e metalli pesanti (principalmente mercurio, cadmio e piombo) nell’ordine di parecchie tonnellate ogni anno.

Gli ossidi di combustione vengono abbattuti dalla sezione di depurazione fumi, ma l’abbattimento non è mai completo, così come quello delle sostanze incombuste o del particolato sottile in genere. Dato che come si è detto un grande impianto emette milioni di metri cubi di fumi ogni anno, ciò significa che anche un inceneritore che rispetti largamente i limiti di legge emetterà questi tipi di sostanze nella misura di decine o anche centinaia di tonnellate l’anno.

Ne consegue che anche un “inceneritorista” come il sottoscritto, che con i suoi piani ha localizzato numerosi impianti di incenerimento in Italia, non può che considerare un inceneritore come un impianto industriale, che deve quindi essere obbligatoriamente essere localizzato in una zona industriale.

Anche quando, in altre “epoche”, ho sostenuto la necessità di costruire un inceneritore, la cui costruzione era prevista da uno dei miei piani, mi sono sempre attenuto rigorosamente a questa impostazione e non mi sono mai permesso di sostenere che era un impianto che “non inquina” o addirittura “innocuo”. Esattamente come chi volesse sostenere la costruzione di un’autostrada a 6 corsie: potrà dire che è “ “necessaria”, “strategica”, “vantaggiosa”, ma mai potrà affermare che è “innocua”.

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