(segue dal punto 3)

I limiti di legge sono non cautelativi della salute umana

Sono tre i motivi per cui i limiti di legge per diossine e furani non sono in realtà sufficienti a garantire che questo tipo di emissioni non causa alcun danno alla salute umana.

1) Si deve innanzitutto notare la differenza di significato tra i limiti di legge per diossine e polveri sottili. Come esposto nel paragrafo precedente, si può ritenere la soglia di 20 μg/mc di presenza del PM10 nell’aria come un limite realmente cautelativo per la salute, in quanto il dato di 20 μg/mc consegue direttamente dagli studi epidemiologici: è un valore di soglia ricavato dall’analisi dei dati di mortalità.

In questo senso, il limite di legge per le diossine non è per niente cautelativo. Non è una soglia che, come il limite per il PM10, faccia la differenza tra “la vita o la morte”.

Le rilevazioni dei valori di PM10 derivano da centraline poste lungo le strade, in ambito urbano, ed esprimono sostanzialmente il tasso di polveri sottili presenti nell’aria che i cittadini in media stanno effettivamente respirando. I limiti di concentrazione per diossine e furani sono invece misurati “al camino”: impediscono certamente di emettere in maniera incontrollata alcune delle sostanze più tossiche che esistano al mondo, ma non hanno una effettiva corrispondenza con la qualità dell’aria effettivamente respirata dai coloro che abitano nelle vicinanze.

2) Il limite per diossine e furani è riferito alla concentrazione di diossine in un metro cubo di fumi e non alle quantità complessivamente emesse su base annua. Quindi un grande impianto di incenerimento causerà sicuramente un danno alla salute maggiore rispetto ad un impianto che bruci minori quantità di rifiuti. Quindi ben difficilmente si potrà definire come “innocuo” un impianto con una capacità di trattamento superiore a 200mila tonnellate/anno.

3) Come sua origine, il valore limite di 0,1 nanogrammi corrisponde semplicemente a quello che qualche decennio fa era il limite inferiore di sensibilità degli strumenti di misurazione della diossina nelle emissioni gassose. E tale limite di legge è sempre rimasto uguale, anche dopo che alcuni impianti hanno dimostrato che era possibile ridurre le emissioni di diossina di quasi 100 volte rispetto a tale valore.

Non bisogna considerare solo la diossina

Oltre alle diossine, gli inceneritori producono molti altri tipi di sostanze inquinanti. Dato che i limiti di legge per le emissioni pericolose sono riferiti a valori di concentrazione nei fumi in uscita dalla sezione di abbattimento degli inquinanti, ne consegue che più rifiuti vengono trattati, più aumentano le emissioni.

Il principale problema dopo le diossine sono le emissioni acide, per le quali i limiti di legge italiani per gli inceneritori variano dai 10 mg/Nmc (per l’acido cloridrico), a 50 mg/Nmc (per gli SOx) a 80 mg/Nmc (per gli NOx). Le emissioni acide di un grande impianto (i cui fumi in uscita sono dell’ordine di milioni di metri cubi ogni anno) ammontano quindi a centinaia di tonnellate ogni anno.

Un inceneritore inoltre emette tipicamente altri tipi di sostanze pericolose, come ammoniaca e metalli pesanti (principalmente mercurio, cadmio e piombo) nell’ordine di parecchie tonnellate ogni anno.

Gli ossidi di combustione vengono abbattuti dalla sezione di depurazione fumi, ma l’abbattimento non è mai completo, così come quello delle sostanze incombuste o del particolato sottile in genere. Dato che come si è detto un grande impianto emette milioni di metri cubi di fumi ogni anno, ciò significa che anche un inceneritore che rispetti largamente i limiti di legge emetterà questi tipi di sostanze nella misura di decine o anche centinaia di tonnellate l’anno. Contribuendo quindi all’inquinamento complessivo del territorio in misura per niente trascurabile.

Gli inceneritori sono tra gli impianti più inquinanti

A ulteriore dimostrazione della potenziale pericolosità degli inceneritori, si consideri che nel 2010 sono stati inseriti nell’elenco delle attività più inquinanti per cui è obbligatoriamente prevista l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). In pratica, l’AIA é un provvedimento che ha obbligato tutti i gestori degli impianti più inquinanti ad attivare una procedura per cui l’autorizzazione all'esercizio dell’attività è stata rilasciata solo dopo aver dimostrato e garantito la propria conformità rispetto alle migliori tecniche disponibili per la specifica tipologia di impianto, in certi casi previo adeguamento dei processi impiantistici a dettagliate prescrizioni imposte dai competenti uffici regionali o provinciali.

In sostanza, qualche anno fa per tutti gli impianti di incenerimento è stata presentata domanda di AIA, esattamente come hanno dovuto fare acciaierie, raffinerie, cementifici, industrie chimiche, impianti di fabbricazione di esplosivi, ecc.

L’inserimento degli impianti di incenerimento dei rifiuti nell’elenco delle attività soggette ad AIA non certo casuale. Scorrendo la lunga lista di sostanze inquinanti emesse da questo tipo di impianti, è facile capire come mai anche un “inceneritorista” come il sottoscritto, che con i suoi piani ha localizzato numerosi impianti di incenerimento in Italia, non può considerare la combustione di rifiuti un’attività “innocua”, come molti amministratori tuttora cercano di far credere.

Anche quando, in altre “epoche” ho collaborato alla stesura di piani che sostenevano la necessità di costruire un inceneritore, (in quanto allora era considerato utopico pensare che la RD potesse superare il 30%, come invano cercavo di dimostrare, quindi l’incenerimento era una strada obbligata), mi sono sempre attenuto rigorosamente a questa linea di pensiero e mai mi sono permesso di sostenere che un inceneritore (li ho sempre chiamati così, sin dai primi anni ’90) era un impianto che “non inquina” o addirittura “innocuo”.

Ritengo che chi oggi, impegnato in una battaglia di retroguardia a favore della combustione di rifiuti, volesse appoggiare la costruzione di un inceneritore dovrebbe comportarsi esattamente come chi volesse sostenere la costruzione di un’autostrada a 6 corsie: potrà dire che è “ “necessaria”, “strategica”, “vantaggiosa”, ma mai potrà affermare che è “innocua”. Se lo facesse, sprofonderebbe nel ridicolo. Un inceneritore è un impianto industriale di genere inquinante e deve essere obbligatoriamente essere localizzato in una zona industriale.

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