Luogo comune n. 10:
BISOGNA COSTRUIRE QUESTO IMPIANTO PERCHE’ LO PREVEDE IL PIANO
E’ falso, perchè:
I piani di smaltimento sono soggetti a revisione periodica
Qualsiasi piano di smaltimento è soggetto a periodica revisione, alla luce delle nuove e mutate condizioni al contorno. Cambiamenti nella composizione merceologica dei rifiuti, aumento o diminuzione della produzione, andamento della RD sono tutte condizioni che motivano l’aggiornamento di un piano di smaltimento, anche nelle sue impostazioni strategiche.
Questo è il caso tipico dei piani realizzati negli anni ’90. In quell'epoca era veramente difficile immaginare che recuperare oltre il 50% degli RSU fosse possibile anche in Italia (e il sottoscritto talvolta faceva fatica persino a convincere che il 40% fosse ottenibile...). Il fatto che adesso in Italia si riesca a raggiungere, anche a livello di bacino, tassi di RD pari all’80% ha reso obsoleta ogni scelta strategica risalente agli anni ’90.
Quindi le previsioni di piano non sono fisse e immutabili nel tempo. Nuove condizioni, errori strategici o anche l’accorpamento di bacini possono rendere non solo possibile ma doveroso revisionare e aggiornare la pianificazione vigente.
Recentemente sono avvenuti grandi cambiamenti
Ricordo qui alcune delle più importanti novità degli ultimi anni:
- l’abolizione dei contributi CIP6 all’incenerimento
- l’obiettivo minimo di legge del 65% per la RD
- le nuove norme che limitano al massimo l’assimilazione agli urbani dei rifiuti speciali
- la diffusione in Italia dei sistemi di tariffazione puntuale
- il successo, in termini di tassi di RD, risparmio economico e di risorse, registrato dalle esperienze di gestione dei rifiuti nel Nord Italia, ormai un modello per tutto il mondo
Le esperienze dei comuni lombardi e veneti (tra cui spiccano quelli riuniti nel Consorzio Priula) ha dimostrato che introducendo una tariffazione puntuale dei rifiuti, nuovi sistemi di RD spinta dei rifiuti domestici e offrendo un servizio di smaltimento per i rifiuti non domestici che incentivi il contenimento della produzione e il riciclo, si riescono ad ottenere:
- tassi di RD vicino all’80%
- una forte riduzione della produzione complessiva di rifiuti
- significativi risparmi economici
Di tutto ciò la pianificazione non può non tenerne conto.
Il caso Toscana
Un esempio di pianificazione che richiede una drastica revisione si ha in Toscana, dove già si era scontata la sostanziale mancanza di scelte impiantistiche effettuate a livello regionale, e adesso è necessario procedere alla revisione di tutti piani provinciali in ragione della riduzione del numero degli ATO. Mentre in regioni come la Lombardia o il Veneto numero e potenzialità degli impianti sono stati decisi a livello regionale, in Toscana questo non è successo. Ogni provincia ha dovuto fare da sé, con limitata possibilità di scambio extraprovinciale di flussi di rifiuto.
Ma per la Toscana la dimensione di alcune province non era assolutamente idonea per una gestione ottimale. Il risultato è stato la proliferazione non necessaria di impianti: è stato previsto almeno un impianto di incenerimento per ogni provincia, mentre in Toscana la scala di bacinizzazione corretta per tali impianti avrebbe dovuto essere superiore, con impianti a servizio di più province invece di una sola.
Per questo, è stata recentemente decisa l’abolizione degli ATO toscani, che corrispondevano grosso modo agli ambiti provinciali, con l’accorpamento in 3 grandi ambiti di gestione. A questo punto si deve procedere necessariamente alla revisione di tutti i piani di ATO, senza portare ulteriormente avanti le previsioni impiantistiche in essi previste, peraltro in alcuni casi (come il piano della Provincia di Firenze) derivanti anche da veri e propri errori di pianificazione.
