Luogo comune n. 3:

GLI INCENERITORI MODERNI NON INQUINANO

E’ falso, perchè:

I limiti di legge sono obsoleti

L’inceneritore di Amburgo emette 0,001 nanogrammi di diossina per metro cubo di fumi. Si tratta di un quantitativo inferiore di ben due ordini di grandezza rispetto alle emissioni degli inceneritori italiani, allineate al limite di legge di 0,1 nanogrammi per ogni Normal Metro Cubo di fumi.

Ma anche l’inceneritore di Amburgo non si può dire che “non inquini”. La sostanza più tossica del mondo fa parte del gruppo delle diossine e per questo si applicano limiti di legge su quantità inverosimilmente basse. Basta veramente poca diossina, infatti, per provocare danni irreparabili.

La tendenza dovrebbe essere quindi di uno stato dell’arte impiantistico che consenta di raggiungere valori di 0,001 nanogrammi, ma al momento non c’è alcun segnale di una revisione della normativa in questo senso. Quindi bruciare rifiuti a norma di legge in Italia significa emettere cento volte più diossina che ad Amburgo, a parità di quantitativi trattati.

Più si diminuisce la diossina, più aumentano le polveri sottili

Si deve sapere che non esistono veri sistemi per abbattere le diossine emesse da un impianto di combustione. La riduzione dei quantitativi specifici di diossine viene ottenuta solo operando sulla temperatura di combustione e sulla geometria della camera di combustione ed eventuale camera di post-combustione. Ad esempio, gli inceneritori moderni superano sempre i 1050°C di temperatura nella camera di combustione; l’impianto di Amburgo arriva addirittura a 1380°C!

Ma bruciare a temperatura più alta, se da un lato significa ridurre la formazione di diossine, dall’altro significa anche ridurre la dimensione delle particelle presenti nei fumi. All’aumentare della temperatura, particelle incombuste, metalli pesanti e altre sostanze inquinanti hanno quindi una dimensione di pochi micron che rende più difficile intercettarle con i vari sistemi di filtraggio (a umido, elettrostatici, ecc.).

Quanto più è ridotta la dimensione del particolato, quanto più sono dannosi i suoi effetti. Tant’è che dopo il PM10 si è passati a rilevare il PM2,5 e adesso si comincia addirittura a parlare di PM1. Il problema è però che la diminuzione delle dimensioni delle particelle sottili le rende più pericolose, oltre che più difficili da misurare.

In sostanza, questo significa che un impianto come quello di Amburgo può fornire maggiori garanzie per quanto riguarda diossine e furani, ma presenta un pericolo ancora più insidioso sul fronte delle polveri sottili, pericolosissime e responsabili di migliaia di morti nella città italiane ogni anno.

A partire dal 2010, per la concentrazione media del PM10 in atmosfera dovrebbe entrare in vigore un nuovo limite di legge, che è stato fissato a 20 microgrammi, perchè questa è la soglia al di sopra della quale si comincia a registrare statisticamente l’insorgenza dei tumori.

E’ ad esempio stato sulla base di questa soglia di 20 μg che l’anno scorso l’OMS ha stimato che in Cina ci sono ogni anno mezzo milione di morti direttamente provocate dall’inquinamento da polveri sottili. In una città come Firenze, invece, si calcola che ogni incremento di 1 microgrammo del valore medio annuale di PM10 al disopra della soglia di 20 μg/mc determini 100 morti in più.

1 - 2 Segue